Tripoli, il parlamento si divide: appello per elezioni a marzo

Pubblicato 17/09/2018 in Esteri, Primo Piano

Tripoli, il parlamento si divide: appello per elezioni a marzo

Ventinove membri dell’ Alto Consiglio di Stato hanno sottoscritto una dichiarazione (“Ridare fiducia al popolo”) per chiedere all’organo, alla Camera dei Rappresentanti e al Consiglio presidenziale, guidato da Fayez Sarraj, di interrompere il processo politico e ridare la parola al popolo attraverso elezioni da tenere entro il 31 marzo del prossimo anno. I destinatari dell’appello, firmato da membri del Consiglio di diverse città, «dovrebbero annunciare tutti una data per l’elezione di un organo che rappresenti tutti i libici», come si legge sul Libya Observer. «La popolazione, gli organismi politici e la società civile dovrebbero tutti esercitare pressione sulle istituzioni attualmente operative affinché mettano da parte i loro benefici e stabiliscano una data per le elezioni non oltre il 31 marzo 2019», prosegue il documento.

Secondo il quotidiano, il nuovo organo legislativo sostituirà i consigli esistenti in un panorama politico che ripartirà da zero con l’obiettivo di porre fine ai conflitti. «L’emendamento seppur positivo dell’Accordo politico libico porterà solo ad ulteriori fallimenti, come i precedenti tentativi», si legge nella dichiarazione, nella quale si evidenzia che le parti coinvolte non devono pensare ai benefici personali ma valutare opzioni che possano salvare il paese. La Libia, affermano i membri del Consiglio di Stato, sta vivendo un periodo difficile: i cittadini, in un contesto in cui non c’è sicurezza, faticano a sopravvivere. «Ora -prosegue la dichiarazione riportata dal Libya Observer- i gruppi armati controllano le istituzioni dello stato e il processo decisionale nel paese. Dalla fine del 2013, la Libia è diventata una sorta di taglia per le milizie e per coloro che le sostengono sulla scena politica e sui media». Gli scontri recenti, affermano i firmatari, potrebbero portare al definitivo collasso di ciò che resta delle istituzioni statali e vanificare, fino ad un punto morto, gli sforzi politici, costituzionali ed economici.

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