«La pena di morte resta»: il governatore ultracattolico del Nebraska si ribella al nuovo Catechismo del Papa

Pubblicato 06/08/2018 in Esteri, Primo Piano

«La pena di morte resta»: il governatore ultracattolico del Nebraska si ribella al nuovo Catechismo del Papa

NEW YORK – I cattolici americani si trovano a un bivio. Devono decidere se obbedire al nuovo insegnamento del Catechismo, che dichiara “inammissibile” la pena di morte. E il dilemma è più forte per i governatori, che hanno in mano la sorte di tanti condannati. Fra questi governatori, il più esposto e discusso, all’indomani della decisione di Papa Francesco, è quello del Nebraska, Pete Ricketts, cattolico convinto, ma anche sostenitore accanito del ricorso al boia. La prima esecuzione americana in calendario dopo la modifica del Catechismo sarà infatti proprio nel Nebraska. Il 14 agosto dovrebbe essere messo a morte Carey Dean Moore, un 60enne in prigione dal 1980 per l’uccisione nel 1979 di due tassisti, crimine di cui si è riconosciuto colpevole.

Il governatore Ricketts è tanto convinto della necessità della pena di morte che quando la legislatura dello Stato l’ha abolita, nel 2015, lui ha messo a disposizione fondi personali per tenere un referendum e chiedere ai concittadini di reintrodurla. I cittadini lo hanno ascoltato e alle elezioni del 2016 la pena capitale è tornata legge. Ricketts, che della propria fede fa mostra spesso e volentieri in questo Stato molto conservatore e religioso, ha nel passato spiegato di poter essere cattolico e pro-pena di morte perché il Catechismo citava l’esistenza di situazioni in cui il ricorso alla pena capitale «era ammesso».

Subito dopo che il Catechismo è stato modificato, pochi giorni fa, il governatore è stato contattato dai tre vescovi cattolici del Nebraska, oltre che da varie organizzazioni cattoliche, che gli hanno fatto notare il cambiamento della parola della Chiesa. Ricketts ha risposto con una dichiarazione asciutta: “Pur rispettando il punto di vista del Papa, la pena capitale rimane la volontà del popolo e la legge dello Stato del Nebraska”.

Ben diversa è stata la reazione del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo. Nello Stato la pena di morte è “dormiente”, e il governatore cattolico, vorrebbe «abolirla del tutto, in solidarietà con la parola del Pontefice». Andrew è figlio del leggendario Mario Cuomo, che fu governatore per tre mandati e in tutti i suoi 12 anni pose annualmente il veto alla introduzione della pena di morte.

Dal canto suo Moore, il condannato del Nebraska, è pronto all’esecuzione. Si è da tempo convertito, e si dichiara “rinato in Cristo”. Da molto ha rinunciato a fare ricorsi: «Non ha paura della morte. E’ sicuro che il Signore lo abbia perdonato» dice il suo sacerdote, Geoff Gonifas.

La sua sarà un’esecuzione storica da vari punti di vista: nel Nebraska è il detenuto che è rimasto nel braccio della morte più a lungo di chiunque altro e sarà il primo condannato degli Usa a venir messo a morte con un cocktail di quattro diversi farmaci, incluso il fentanyl, un oppioide attualmente al centro dell’attenzione nazionale in quanto colpevole di numerose morti da overdose.

L’ultima esecuzione avvenuta nel Nebraska, nel 1999, faceva ancora ricorso alla sedia elettrica. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, nell’applicazione dell’iniezione letale ci sono stati incidenti nella somministrazione del liquido, tanto che alcuni Stati hanno sospeso le esecuzioni. Il Nebraska sarà il primo a ricorrere a un nuovo cocktail di quattro farmaci, anziché solo tre. Le autorità si sono rifiutate di dire dove li abbiano comprati. La domanda non è peregrina, considerato che le principali case farmaceutiche si rifiutano oramai da dieci anni di vendere i propri prodotti agli Stati che li vogliano usare per le iniezioni letali.

La pena di morte rimane legge in 31 dei 50 Stati, ma è molto meno applicata che nel passato. Dal record di 98 giustiziati nel 1999, siamo scesi a 23 l’anno scorso. E anche la percentuale di opinione pubblica favorevole è calata del 78 per cento negli anni Novanta al 54 per cento oggi nel pubblico in generale. Fra i cattolici i favorevoli sono il 52 per cento. Vedremo se il nuovo insegnamento del Catechismo riuscirà a ridurre ulteriormente queste percentuali.

Ma quanto alla sorte di Carey Dean Moore, sembra che non ci siano speranze. Il governatore non appare affatto ammorbidito dal verbo della sua fede, nonostante su un altro versante abbia abbracciato con ardore l’insegnamento di proteggere la vita. Contrario all’aborto, Ricketts ha perfino approvato una legge che permette di scegliere per la propria automobile una targa che dice «Io scelgo la vita».

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