Vendetta porno, trova foto nude sul suo profilo e chiede a Facebook risarcimento milionario

Pubblicato 01/08/2014 in Hi Tech, Tecnologia

Vendetta porno, trova foto nude sul suo profilo e chiede a Facebook risarcimento milionario

Immaginate di aprire Facebook e trovare un falso profilo a vostro nome pieno zeppo di immagini osè, tra pose inequivocabili e scene di sesso esplicito con più uomini risultato di fotomontaggi e del ricorso a Photoshop.
E’ l’incubo in cui è caduta Meryem Ali, una donna di Houston, nel Texas, vittima della cosiddetta “revenge porn“, la vendetta pornografica che sfrutta il web per divulgare fotografie compromettenti.

Sorpresa, scioccata e arrabbiata, Ali ha intentato una causa contro Adeel Shah Khan, l’ex ragazzo autore dell’atto ma anche contro Facebook, colpevole di non aver eliminato subito le immagini nonostante le ripetute richieste della donna e per questo chiamata a un risarcimento di 123 milioni di dollari, pari a dieci centesimi per ognuno degli iscritti al social network (1,23 miliardi), potenziale visitatore della timeline della falsa Ali.

Oltre alle mancate risposte ai diversi allarmi lanciati dalla donna a partire dal dicembre 2013, quando alcuni parenti e amici della donna scoprirono per primi il misfatto, per il pool di avvocati difensori Facebook non è intervenuta neppure dopo la richiesta della polizia di Houston, interessata a conoscere la vera fonte dietro l’account fasullo.
Bocche cucite finora a Menlo Park, dove più che l’ingente richiesta danni a preoccupare è la mancata tutela della privacy che potrebbe creare un precedente molto pericoloso: “Quanto successo dimostra le debolezze dei meccanismi per la protezione della privacy che Facebook ha sbandierato e promosso tante volte“, si legge nella denuncia presentata dalla Ali.

Detto che al netto delle leggi Usa e delle coperture di cui godono tutte le piattaforme web in merito alle azioni dei propri utenti sarа difficile per Ali ottenere un risarcimento da Facebook (mentre sarа complessa uscire indenne per l’ex fidanzato), per il social network resta il danno di immagine che sta facendo il giro del mondo.

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